Studio Marangoni

produced
Googlegrams

Sembrano i pixel del computer le minuscole immagini che osservate da lontano, ingannano l’occhio componendo un’unica foto. È Joan Fontcuberta che ci sorprenderà con le sue opere in trompe-l’oeil tratte da Googlegrams, in esposizione alla Fondazione Studio Marangoni Gallery.

Queste foto sono frutto di un lavoro elaborato, che vede protagonista il famoso motore di ricerca su internet, qui trasformato nella sorgente che origina i tasselli di ognuno di questi mosaici. Le immagini sono state selezionate da Google attraverso precise chiavi di ricerca, per poi essere riunite in un’immagine più grande che mette in evidenza – spesso in maniera provocatoria – le relazioni tra le parole e le immagini. Come sottolinea l’artista, internet stesso è ‘la suprema espressione di una cultura che dà per scontato che registrazioni, classificazioni, interpretazioni, archiviazioni e narrazioni per immagini siano inerenti a una completa gamma di azioni umane, da quelle più private e personali a quelle più scoperte e pubbliche’

Nel mirino alcuni dei temi che hanno scosso l’opinione pubblica: famosa, della serie Googlegrams, la grande immagine dei prigionieri torturati ad Abu Ghraib generata con immagini degli stessi pubblici ufficiali coinvolti nello scandalo. Joan Fortcuberta usa infatti le sue foto come strumento di denuncia, col quale puntare il dito con forza su alcune scottanti notizie di cronaca e di attualità.

Menu