Museo Marino Marini

produced
Andrea Kvas

Evento inserito nella rassegna (eng) Early One Morning

EARLY ONE MORNING, programma espositivo annuale del Museo Marino Marini, ideato dal direttore artistico Alberto Salvadori, prosegue con Campo, progetto, realizzato per l’occasione, dell’artista triestino Andrea Kvas, a cura di Barbara Casavecchia, che si inaugura venerdì 8 febbraio 2013.
Kvas interverrà nello spazio del Sacello del Museo. Lo occuperà con una serie inedita di lavori, composti da elementi in poliuretano espanso e assi di legno, rielaborati in situ e quindi “in progress” fino al giorno dell’inaugurazione. Campo è la sua prima personale in un museo italiano. Per Kvas, il lavoro è un processo che nasce dalla tensione del “campo” nel quale prende forma: lo studio, così come lo spazio espositivo, che l’artista occupa spesso per lunghi periodi prima delle mostre, per farne uno spazio funzionale, non più intonso, da sfruttare. In Tennis, tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più), David Foster Wallace descrive l’esercizio col quale i tennisti si lanciano palle da un angolo all’altro, incrociando i rovesci e formando il diagramma di una farfalla, in loop. Così l’azione va in automatica e permette ai giocatori di “lasciare il pianeta”. L’esercizio ripetuto della tecnica la rende ininfluente. “I procedimenti fisici del mio lavoro sono semplici e ripetitivi. Sto in uno spazio per il tempo necessario a dimenticarmi che ha qualcosa che potrebbe bloccarmi, come un paio di scarpe nuove che ricordi di avere ai piedi solo i primi giorni, per poi ignorarle”.
Kvas lavora contemporaneamente con un’infinità di materiali, senza gerarchie: acrilici, idropitture, smalti, asfalto, pigmenti naturali e sintetici, resine acriliche, colle, farina, polvere di marmo, gommalacca, lattice sintetico, poliuretano, peraluman, ferro zincato, acciaio inox, aluzinc, ferro preverniciato, legno, cotone, lino, silicone acrilico, elastomero bituminoso, lineoleum, pavimenti, pareti… Li modifica e ibrida a più riprese. E spesso interviene sugli stessi lavori a distanza di tempo per evitare di concentrare la propria pratica su un singolo oggetto e sviluppare una ‘postura’ fluida.

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