Fondazione Targetti

produced
La Linea del Fuoco. Daniel Libeskind

Villa la Sfacciata, 82 Firenze
21 ottobre ore 15,30 – 19,00

Daniel Libeskind è molto noto per l’intensa attività professionale degli ultimi anni, quelli seguiti al completamento del suo opus magnum, il Museo ebraico di Berlino, salutato per primo da Bruno Zevi in Ebraismo e architettura come l’opposto di un edificio tradizionale, «corpo guizzante a zig-zag che taglia, scudiscia la città, ne calamita le strettoie e gli slarghi, li elettrizza contestando stasi e quiete. Espressionismo a scala metropolitana, non più pago di urlare, deciso a rievocare l’orrore in modo gelido, tagliente, spietato».

Il primo abbozzo del celebre progetto berlinese aveva il titolo provvisorio di Linea del fuoco, in riferimento all’origine dell’architettura narrata nel mito vitruviano, e il libro italiano appena pubblicato da Quodlibet restituisce il lato nascosto, più intimo e inedito del lavoro di Libeskind. La sua formazione è avvenuta anche grazie alle esperienze musicali avute fin dalla più giovane età, al dialogo a distanza con filosofi di prima grandezza, quali Jacques Derrida – come ricorda Dario Gentili nella postfazione –, e soprattutto all’arte del disegno, verso la quale la cultura architettonica manifesta oggi un’imprevista rinascita di interesse. Le virtuosistiche serie di disegni Micromegas (1979), Anatomia della melanconia (1981), Chamber Works (1983), Theatrum Mundi (1985), Sonnets in Babylon (2011), per lo più inedite, sono infatti inseparabili dalla riflessione sui grandi temi che riverberano nella sua architettura: la memoria, lo spazio e il suo negativo, il vuoto, sono il fuoco concettuale di questi scritti rapsodici. Per via del poco noto sodalizio, «quasi lunatico», con Aldo Rossi – a cui è dedicata l’appendice corredata delle «macchine» costruite da Libeskind per la Biennale del 1985 –, si è trasferito per alcuni anni in Italia.

L’Osservatorio sull’architettura discuterà con Libeskind del mestiere di architetto oggi insieme al Sindaco di Firenze Dario Nardella, Pino Brugellis (Osservatorio sull’Architettura), Manuel Orazi (storico dell’architettura) Shulim Vogelmann (scrittore ed editore de La Giuntina) e Alessandro Jaff (Ordine Architetti Firenze). L’idea di fondo è che fare architettura non è solo costruzione ma anche e soprattutto scrittura, disegno, sperimentazione e traduzione continua fra tutte queste forme di conoscenza.

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