Base

produced
GIUSEPPE GABELLONE

Il progetto di Giuseppe Gabellone per BASE / Progetti per l’arte si concretizza nel gesto, semplice quanto pieno di significati, del voler spostare un elemento esterno dell’illuminazione pubblica all’interno dello spazio espositivo. In questo modo Base, che è un luogo fondato da artisti che invitano altri artisti al fine di creare uno spazio di dibattito democratico sull’arte contemporanea e sul suo ruolo nell’attuale società del villaggio globale, sarà illuminato soltanto negli orari in cui sono attivi i lampioni comunali. Questo preciso atto progettuale – scultoreo, installativo, surrealista e duchampiano – è il mezzo che l’artista ha scelto per evidenziare la relazione intensa di contrasti tra l’arte contemporanea e la culla del rinascimento, ma anche e soprattutto il mezzo per far dialogare i due suoi disegni su carta – un intreccio di linee che compongono la scritta “Proteggi Giuseppe”- con l’opera del 1966 “Rosso, poema idroitinerante” di Maurizio Nannucci – una vaschetta di metallo smaltata di rosso riempita d’acqua su cui galleggiano dieci sfere, ognuna delle quali riporta una singola lettera, che compongono due volte la parola “rosso” – e l’intervento di Mario Airò dal titolo “Il mondo di rugiada è il mondo di rugiada, eppure, eppure…” del 1988, che consiste in un cappello di paglia sospeso al soffitto. “L’idea di inserire nella mostra queste due opere” afferma Gabellone nel descrivere il suo intervento per BASE “nasce da un’associazione poetica ai miei due disegni. Anche nell’opera di Nannucci, le lettere sono forme fluttuanti. La loro combinazione è legata al caso, al gioco, mentre il senso delle parole e della frase che compongono resta un’idea nello spettatore. Per il lavoro di Airò, invece, ho sempre associato quel cappello al soffitto e ad un colpo di vento. Adesso lo vedo anche come una specie di segno celeste in risposta al più terreno “Proteggi Giuseppe”, che suona invece come uno scongiuro.” Le due opere in questione scelte da Gabellone corrispondono per coincidenza alle opere di esordio di Airò, ma anche di Nannucci, e sempre per coincidenza questi due artisti fanno parte del collettivo di Base. Le coincidenze, naturalmente, sono sempre da cercare o da predisporre e in questo caso corrispondono all’esigenza di Gabellone di riflettere sull’idea di collaborazione e sul voler praticare un approccio artistico al di fuori di un soggetto/immagine specifico.

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